Abbiamo deciso, Fabrizio Faraco ed  io (Andrea Romoli) soci e founder di In Sprint Srl di raccontarvi la nostra esperienza durante il periodo particolare che si è venuto a creare: il lockdown.

Come ben sa chi ci segue come In Sprint la nostra mission è quella di offrire attività di facilitazione, consulenza, formazione e mentorship nelle organizzazioni (imprese, enti, onlus e associazioni) con l’impiego di diverse metodologie (Design Thinking, Design Sprint, Growth Hacking, LEGO® SERIOUS PLAY®, Lean Startup, ecc.).

Con l’arrivo del lockdown nella prima settimana di marzo abbiamo provato a trasportare quanto possibile della nostra attività da offline, per intenderci da workshop dal vivo a online con i pro e contro della situazione.

Per intenderci in un workshop online sono indispensabili le relazioni che si costruiscono tra i partecipanti e il networking tra essi cosa che avrebbe potuto crearci dei problemi con dei workshop online; abbiamo risolto utilizzando degli strumenti nuovi anche per noi inizialmente : Zoom per quanto riguarda le chat e Mural una potentissima lavagna condivisa che permette ai partecipanti ai workshop di utilizzare post-it virtuali per fare brainstorming e spiegare le proprie idee.

Siamo stati tra i primi a lanciare i workshop interattivi, nei nostri workshop i partecipanti sono parte attiva del workshop stesso nel senso che partecipano e condividono le proprie esperienze ed idee.

Abbiamo de facto creato uno standard per i workshop nel senso che solitamente i nostri workshop iniziano con una presentazione generica di una decina di minuti poi i partecipanti vengono proiettati dapprima su una dashboard Mural di pratica dove imparano i rudimenti base della piattaforma e poi successivamente sulla piattaforma del workshop con cui creiamo dei template dedicati ai singoli workshop, questa modalità è stata ripresa da altri workshop non solo in Italia ma anche all’estero.

Per quanto riguarda i contenuti dei workshop sono stati vari e ci siamo davvero sbizzariti: Business Agility, Design Thinking, Design Sprint, Lightning Decision Jam, Daisy Lab e utilizzo delle Liberating Structures .

Nell’ immagine l’output di Mural di uno dei nostri workshop

A seguito del nostro successo ci hanno seguito altri facilitatori che a loro volta hanno lanciato i propri workshop utilizzando gli stessi strumenti che abbiamo utilizzato noi, dobbiamo proprio dirlo: siamo stati dei precursori ad utilizzare questi strumenti.

Giusto alcuni numeri per farvi capire che cosa abbiamo prodotto durante questo periodo dal lockdown ai primi di giugno: 

  • 20 workshop direttamente gestiti da noi come In Sprint a cui hanno partecipato oltre 700 persone
  •  10 workshop a cui siamo stati invitati come speaker (tra cui Rinascita Digitale, Growth Hacking Day, Fattor Comune, Campus Party etc.) a cui hanno partecipato più di 600 persone
  • 4 workshop interni ad aziende multinazionali per un totale di 250 partecipanti

E’ stato senz’altro un periodo particolare, molto intenso in cui ci siamo impegnati a fondo e che già adesso ci ha portato dei risultati positivi che speriamo continuino anche a settembre quando si spera di tornare a pieno regime a fare i workshop dal vivo o almeno come sostengono parecchi organizzatori di eventi, vedi quanto ha detto Paddy Cosgrave CEO del Web Summit, dato che è tutto cambiato, gli eventi subiranno una trasformazione radicale creando un mix tra offline ed online, ma noi siamo già pronti grazie a questa solida esperienza acquisita durante il periodo di lockdown.